L’immigrazione intraeuropea: una questione da affrontare

Il massacro della discesa Gaiola, che ha visto spietatamente trucidati gli anziani coniugi Ambrosio, atterrisce, sgomenta ma non stupisce affatto.

Le cronache dei giornali sono un bollettino di episodi raggelanti connotati da una violenza inusitata e sproporzionata rispetto all’entità dei bottini dei colpi portati a termine da feroci bestie criminali.

Nelle stesse ore, mentre un gruppo di albanesi pestava a sangue un negoziante di Cinisello Balsamo che reagiva sparando ad uno dei rapinatori, in provincia di Torino e Vicenza a due famiglie toccava la stessa drammatica sorte: legate, picchiate a calci e pugni e spogliate dei lori beni nelle loro abitazioni. Rapinatori che vengono dall’Est, secondo l’ipotesi investigativa, anche in tali episodi .

A Napoli, il feretro del povero Tagliaferri – ventenne napoletano cui era stata impietosamente recisa l’arteria femorale per un “apprezzamento di troppo” – giaceva ancora caldo e le agenzie di stampa già diramavano l’ennesima agghiacciante perla metropolitana: quella del massacro dei coniugi Ambrosio.

Entrambe le imprese sono opera di balordi ed entrambe rivendicano, di diritto, una collocazione di vertice nell’infinita storia universale dell’infamia.

La prima si iscrive nel genere Pulp Fiction all’ombra del Vesuvio: un fenomeno di involuzionismo della specie che registra una progressiva regressione, dalla condizione umana a quella animale, e che meriterebbe una approfondito studio degli esperti di antropologia.

La tragedia di casa Ambrosio, invece, viene da lontano. Non potevano bastare i balordi nazionali, l’emarginazione e la criminalità extracomunitaria. Mancava ancora qualcosa per render veramente completo il panorama criminale partenopeo: la barbara crudeltà che si annida nei flussi migratori provenienti da quei paesi che, fino alla caduta del muro di Berlino, erano oltre cortina di ferro e dove l’annichilimento di settanta anni di ateismo di stato non potevano che lasciare un segno profondo nella personalità di tali genti.

Quella intraeuropea è, infatti, la matrice immigratoria attualmente più insidiosa. Gli stati nazionali non dispongono di alcun efficace strumento di filtro e di contenimento onde monitorare tali ingressi di popolazione straniera dovendo consentire la libera circolazione delle persone nei Paesi aderenti all’Unione.

Spaventosa contraddizione: l’Italia, nel mentre registra uno dei più modesti livelli di crescita economica nell’Europa a 27 nazioni, si colloca, contemporaneamente, al primo posto nella Ue per l’inarrestabile aumento dei flussi di immigrazione all’interno dei suoi confini.

Gli immigrati regolari sono attualmente oltre 3.700.000. Una vera e propria nazione nella nazione. L’incremento degli stranieri, negli ultimi anni ed in concomitanza con l’allargamento della UE ai paesi ex comunisti, è stato spaventoso ed incontrollabile. Un dato su tutti deve far riflettere: soltanto nel 2006 i nuovi arrivi sono stati 700.000. Una enormità, tanti quanti erano in tutto gli stranieri regolari nel nostro paese soltanto fino a 7 anni fa.

L’allargamento dell’Unione Europea ha determinato un radicale mutamento sull’andamento dei flussi di immigrazione provenienti in Italia.

Al contrario delle prime ondate migratorie che provenivano dall’Africa e dall’Asia, attualmente i flussi più consistenti sono proprio intraeuropei. Su dieci immigrati che arrivano sul suolo italiano, oltre la metà proviene da paesi comunitari.

Tra i gruppi di immigrati presenti sul territorio nazionale in testa vi sono i rumeni che rappresentano con il loro 15,1 per cento la comunità più numerosa.. Risultano soltanto numericamente meno consistenti i marocchini, con il 10,5%, gli albanesi con 10,3%, gli ucraini con 5,3%, Tutti registrano ottime performance sul piano delle intraprese delinquenziali.

La scelta del nostro paese rappresenta per la gran parte degli immigrati una soluzione di ripiego. E’ bene tenerne conto, costoro vengono nel meridione d’Italia perché qui risulta più facile sopravvivere ai margini della legalità:lavorare in nero, avere l’assistenza sanìtaria o l’asilo per i propri figli anche quando non si ha il permesso di soggiorno ma magari soltanto un visto turistico o di studio.

Successivamente al definitivo allargamento a 27 dell’Unione Europea ed alla conseguente ulteriore aperture delle frontiere in Romania, invece, si è registrata una drastica riduzione della criminalità: le rapine sono pressoché scomparse, mentre sono diminuiti del 26 per cento i furti e gli scippi.

Appare evidente che la Romania ha risolto gran parte dei suoi problemi con la criminalità interna agevolandone il massiccio espatrio. I criminali italiani, invece, ad espatriare non ci pensano affatto.

Soprattutto verso altri paesi europei che sono dotati di legislazioni meno permissive della nostra. E’ giunta, pertanto, l’ ora di riconoscere la specificità della questione “immigrazione intraeuropea” per quello che realmente rappresenta: un fenomeno complesso, difficilmente governabile ecapace di generare imponenti effetti collaterali al massiccio insediamento dei gruppi di immigrati nei paesi ospitanti che non, di rado, sfociano nell’orrore di terribili tragedie.

Ed occorre, in tale prospettiva, dire definitivamente basta ad una insopportabile retorica europeista che da troppo tempo viene insulsamente propinata come la panacea di tutti i mali..

Al di là dell’insopportabile bla bla bla di banchieri, capitalisti e tecnocrati che di considerevole hanno solo lo strabiliante reddito o stipendio, bisogna riconoscere che, tranne a costoro, il processo di unificazione, spacciato per definizione come ineluttabile, non ha portato benefici ad alcun cittadino e ad alcuna categoria produttiva, ma ha determinato un progressivo impoverimento delle economie degli stati nazionali, drammi sociali, emarginazione urbana e tragici fatti di sangue.

E questa Europa, i cui trattati e costituzioni rimangono assolutamente estranei ed ignoti alle sue genti, rappresenta quanto di più distante dal sentire effettivo dei popoli cui viene imposta.

Le politiche inclusive dei flussi di immigrazione, ispirate ad un solidarismo fallimentare si scoprono unicamente dirette a favorire dinamiche di concorrenza selvaggia tra i lavoratori da parte di chi persegue politiche economiche fondate sullo sfruttamento dei ceti più deboli e sulla progressiva riduzione dei salari. S

Prima che il fenomeno assuma dimensioni definitivamente ingovernabili, è necessario fare giustizia di ogni approccio che suole definirsi politically correct su tali scottanti questioni. E con coraggio intellettuale bisogna rimettere in discussione anche l’intero processo di costruzione dell’Unione europea per recuperarne una visione critica che ponga obiettivi coincidenti con gli effettivi interessi dei popoli e non unicamente asserviti a logiche mercatiste di lobby di potere e circoli finanziari.

Carmine Ippolito

L’immigrazione intraeuropea: una questione da affrontareultima modifica: 2009-04-21T07:13:53+02:00da insorgenza
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