Chi è senza debiti… scagli il primo assegno

Centrale rischi bancari. Per un errore, una manchevolezza, un attimo di cedimento – mio, di un mio amico o della mia famiglia, non importa – mi ritrovo iscritto alla Centrale rischi delle banche. Sono un cattivo pagatore, uno di cui non ci si può fidare. Non ti danno prestiti, non ti danno mutui, ti rifiutano anche il libretto degli assegni se assegni_fondo-magazinevogliono. Altro che “scemo”, sei morto economicamente. Mentre pensavo a come uscirmene riflettevo: “ma come, io ho pagato in ritardo pochi euro e sono uno di cui non ci si può fidare, mentre chi ruba miliardi lo fanno onorevole?”. Questo, mi direte, lo dovevi già sapere. Certo! Ma quello che non mi quadra proprio è sapere “chi” mi iscrive nella lista dei “cattivi”: le banche. Ma com’è? Io “muoio” economicamente, per colpa di chi senza il mio aiuto sarebbe morto da tempo? Chi è pieno di debiti al punto da far fallire il “sistema” punta il dito su di me? Chi non ha i soldi nemmeno per acquistare quella carta igienica che loro chiamano moneta ed elemosina miliardi veri frutto della ricchezza prodotta dal lavoro, a scapito di poveri e lavoratori, si permette di additarmi come “cattivo”?

Come non pensare alla ingloriosa fine del Banco di Napoli. Ve lo ricordate? Era il 1995. “Gestione alla napoletana”, dissero. I meridionali sono i soliti “allegri”, impastati con camorra e malaffare e i soldi del Banco di Napoli se li sono spesi tutti in tarantelle, pizze e mandolino. Ricordate? Io, si, ricordo. Ricordo anche che riempiendo di elogi i bravi banchieri del Nord e , soprattutto, del San Paolo di Torino, a cui vendettero il banco di Napoli, nessuno disse che gli “allegri” dirigenti napoletani avevano debiti per 9mila miliardi. Mentre i seri e composti banchieri del Nord avevano debiti per 11mila miliardi. Come?, direte voi: il maggior pezzente compra il peggior pezzente? Certo. E tutti e due insieme, oggi, per 1.200 euro se la pigliano con me. Vorrei chiedere aiuto ma.

.Prima, essi attaccarono uno stato libero e ricco, ma io per anni non volli ricordarlo, perché non m’interessava il passato.

Dopo, essi attaccarono il nostro popolo depredandolo di ogni ricchezza, ma io non volevo saperlo, perché la storia “non cambia le cose”.

Poi, ci fecero 13 anni di guerra, ma è meglio dimenticarla, perché sono ancora vivo e non volevo essere chiamato “brigante”.

Poi, istituirono il signoraggio dei privati, ma se nessuno parla, perché dovevo espormi io?

Poi, essi attaccarono il nostro Banco di Napoli, ma io non lo difesi perché non ero un banchiere.

Poi, essi attaccarono la Cirio, l’Alfa-Romeo, la SME.., ed io non li difesi, perché non ero un industriale.

Poi, attaccarono L’Enel, le poste, le autostrade, le società del gas, dell’acqua e tutto ciò che era pubblico, ma non li difesi, perché non ero uno statale.

Poi, attaccarono i sindacati, ed io non li difesi perché non sono mai stato un attivista sindacale.

debiti_fondo magazinePoi, attaccarono gli insegnanti, gli artigiani, i professionisti, ed io non li difesi perché non ero uno di loro.

Poi, m’inquinarono l’aria, l’acqua, la terra, ma io non insorsi, perché bevevo Ferrarelle, andavo i fine settimana in montagna e non facevo il contadino.

Poi, mi schiavizzarono di tasse. Mi imposero l’Ici, Irpef, le trattenute, e altro, tanto altro, tanto altro1.

Poi, attaccarono i partiti svuotandoli di ogni forma decisionale e rendendo la politica serva degli interessi loro. Ma io non feci politica, perché la “politica è sporca” e poi c’era la partita.

Poi, attaccarono le pensioni ed i pensionati, ma non li difesi perché ero ancora giovane.

Poi, attaccarono gli studenti, ed io non li difesi, perché non ero poi tanto giovane.

Poi, attaccarono la sanità pubblica. Ma, scongiuri facendo, io non la difesi perché sono ancora in salute.

Poi attaccarono il mio vicino di casa, gli sequestrarono l’auto, la casa, gli fecero perdere il lavoro. Mi dispiacque, ma non lo difesi perché avevo altre cose da fare.

Ma, oggi, che attaccano me? Solo oggi che attaccano me mi accorgo che, anche per colpa mia, NON è RIMASTO PIU’ NESSUNO CHE POSSA AIUTARMI.  Che “scemo” che son stato!

Nando Dicè
Lo Scemo del Villaggio Globale

Nota

1 Mi imposero di pagare le tasse per i permessi comunali, i permessi provinciali e quelli regionali. Mi fecero pagare i parcheggi, dimenticando che la realizzazione delle strade e la loro manutenzione l’abbiamo pagata noi. Mi facevano pagare i medicinali, come se gran parte delle ricerche non venissero da strutture pubbliche e quindi gia pagate da noi, e facendoci dimenticare che con tutte le truffe che i partiti hanno fatto ai danni della sanità pubblica ora le medicine dovrebbero essere gratis per tutti. Mi fecero pagare l’Istruzione pubblica, come se le scuole non le avessimo pagate con i soldi nostri. E poi i Pedaggi autostradali (a Napoli anche la tangenziale) Come se la realizzazione di quelle opere non le avesse fatto lo Stato, quindi noi. E non era finita: Tasse sullo smaltimento rifiuti, l’ addizionali comunale, l’addizionali provinciale, l’addizionali regionale, l’addizionale sull’acqua, l’addizionale sul gas, l’addizionale sull’energia elettrica, l’imposta sulla pubblicità (che tutte le imprese scaricano sui costi di produzione e quindi sui consumatori) la Tosap, le Tasse sulle assicurazioni, le imposte indirette sugli atti amministrativi, i Bolli di registro, la Tassa sulla informazione, (canone Rai , ma anche i prelievi per finanziare i giornali di partito), gli Interessi (dello stato, delle agenzie di recupero, delle agenzie di riscossione, delle banche, dei mutui), le tasse sui depositi, (sia sui depositi bancari che postali), le concessioni governative, il Costo del pagamento (costo dei bollettini postali o dei bonifici che servono per pagare), le tasse sulle tasse (vedi la tua bolletta dell’energia elettrica o sui carburanti). E anche quando mi hanno rubato l’auto, ho dovuto pagare la cancellazione al PRA. Ma io non dissi nulla, perché da schiavo , non conoscevo altra vita che questa.

Chi è senza debiti… scagli il primo assegnoultima modifica: 2008-12-26T21:02:02+01:00da insorgenza
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento