Il rischio più grave

L’arrivo del caldo comporta un conseguente aumento del rischio per la salute connesso alla presenza di migliaia di tonnellate di rifiuti non raccolti nei centri urbani della Campania.

Quello dell’aumento del rischio salute per effetto dell’esposizione alle temperature più elevate dei rifiuti non raccolti dovrebbe essere un dato non controvertibile sotto il profilo logico- scientifico o comunque precauzionale. Eppure non tutti ne convengono. Fino ad oggi erano stati soltanto alcuni isolati esponenti della scienza medica regionale a denunziare i rischi sanitari connessi all’emergenza rifiuti in campania: patologie polmonari e tumorali che sul territorio facevano registrare percentuali marcatamente superiore alla media nazionale ed europea e rischio di contaminazione da diossina della catena alimentare paragonabile a quello di una regione su di cui si era abbattuto un disastro nucleare.

L’intera corporazione medica, adesso per bocca del presidente del Consiglio dell’ordine dei medici di Napoli, si trova unita a lanciare l’allarme sanitario denunziando, senza mezzi termini, che “la situazione è al limite del livello di guardia” e che “i danni maggiori sono provocati dalla diossina che si sprigiona dai roghi di spazzatura e che può contaminare i prodotti agroalimentari”.

Ad avviso del presidente dell’ordine dei medici della Campania “ è grave la stessa situazione delle falde acquifere superficiali” in quanto esposte ad un costante rischio di contaminazione.

Che il rischio sanitario aumenti progressivamente con il passare dei giorni e con la crescita dei cumuli nauseabondi di rifiuti che giacciono non raccolti per le strade lo dimostra anche la circostanza che il comando dell’US Navy, la marina militare degli Stati Uniti di stanza a Napoli, ha avviato analisi in 130 delle 1800 abitazioni occupate da militari e civili statunitensi che vivono in Campania. Si tratta di verifiche sanitarie cui le spedizioni militari degli statunitensi non hanno proceduto neppure a Mogadiscio od in Afghanistan.

Ad avviso, invece, del sottosegretario alla salute, tale Ferruccio Fazio, nonostante interi quartieri e centri urbani siano letteralmente sommersi da oceanici cumuli di merda putrescente, bisogna comunque, evitare inutili “allarmismi” in quanto, al momento il rischio per la salute non sarebbe rilevante o comunque tale da generare preoccupazioni.

A Napoli, secondo il serafico esponente del governo, non ci sono “ratti infetti” quindi, ad avviso di costui, non c’è rischio di contrarre leptospirosi. Fazio, mentre la Campania si è trasformata in un infernale immondezzaio, si spinge fino ad operare un mirabile distinguo: la situazione è terribile dal punto di vista del rischio ambientale, ma vanno però tenuti distinti gli effetti che ne possono derivare per il rischio alla salute che, a suo ineffabile giudizio, al momento non è assolutamente rilevante!

 Le parole del sottosegretario alla salute hanno probabilmente generato l’effetto diametralmente opposto a quello che si prefiggevano in quanto, dopo averle ascoltate, si passa immediatamente dalla preoccupazione allo sconforto più totale. Eppure quelle pronunziate dal vice ministro sono frasi che pongono degli interrogativi da cui non ci possiamo sottrarre: che cosa deve accadere perché veramente un cittadino debba essere allarmato? L’eruzione del Vesuvio implica rischi per l’incolumità e la salute pubblica o soltanto problemi di tutela dei siti archeologici e paesaggistici? I “ratti non infetti” che infestano le città della Campania, e di cui il nostro sottosegretario è evidentemente un esperto, sono portatori di sostanze benefiche per la salute dei napoletani? Non è che, forse, i “ratti non infetti” sono esposti, ad avviso del sottosegretario, al rischio del contatto con le popolazioni campane?

Non può disconoscersi, ad ogni modo, che lo stato di calamità innaturale in cui versa la regione genera diversi livelli di rischio. C’è un incombente rischio sanitario ed epidemico, un rischio ambientale che ne è alla base, e vi sono rischi conseguenti di gravi e non più rimediabili contraccolpi sul tessuto economico, produttivo, turistico, commerciale ed agroalimentare dell’intera regione in quanto interi comparti rischiano di essere definitivamente annientati dal perdurare della crisi. Vi è, però, un livello di rischio ancora più grave: nella bulimia di informazione che asseta la pubblica opinione, e nel bombardamento di notizie che provengono dal sistema mediatico, la notizia che Napoli sprofonda nella spazzatura, tra poco, rischia di non essere più tale. Il rischio più grave è che la vera notizia, “l’uomo che morde il cane”, quello che possa destare collettivamente ancora interesse o, addirittura, scandalo nelle coscienze non sia più la Campania che affoga nel putridume, ma anche soltanto l’idea di una Campania pulita, bonificata, che torni a far registare livelli di crescita economica e della qualità della vita.

Il rischio più grave, adesso, è che neppure Berlusconi, atteso dalla popolazione locale come l’uomo mandato dalla Provvidenza, ponga fine all’emergenza in tempi ragionevoli. Se neppure il Cavaliere, infatti, riesce dove tutti gli altri hanno fallito, prevarrà la diffusa convinzione che la catastrofe campana non ha nessun colpevole. E l’ineluttabile disastro sanitario, ambientale, economico e civile che travolge una millenaria civiltà verrà riconosciuto soltanto come l’effetto di irreversibili cause storiche o di ineliminabili tare antropologiche che il popolo napoletano, prima o poi, avrebbe dovuto scontare. Il rischio più grave è che non uscire in tempi rapidi da questa infernale condizione significhi approdare al definitivo isolamento civile in quanto Napoli potrebbe essere universalmente riconosciuta come una piaga insolubile dell’umanità, circoscritta o da circoscrivere, dove tutto va e, soprattutto, deve andare alla rovescia perché tutto ciò che altrove non è neppure concepibile, a Napoli è possibile, logico, normale. E’ questo il rischio più grave che bisogna riconoscere per tale e che, soprattutto, occorre assolutamente sventare. Confidando, adesso più che mai,  nell’aiuto della Provvidenza …… e dei suoi emissari.

Carmine Ippolito

 

 

  

Il rischio più graveultima modifica: 2008-05-21T10:27:42+02:00da insorgenza
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3 pensieri su “Il rischio più grave

  1. Bravo Carmine, hai centrato il problema. Il rischio che tu paventi non è solo grave ma è anche talmente incombente da diventare una tragica prospettiva. Chissà se gli “emissari” della Provvidenza hanno tanto a cuore questa Regione da evitare che diventi un lebbrosaio, ripristinando il suo decoro e la sua proverbiale gioiosa vivibilità.

  2. E’ l’ora della disperazione e, quindi, delle preghiere. speriamo che non restino inascoltate e che, a Gomorra, ci sia qualche giusto da salvare. altrimenti non ci restano che le orazioni funebri.
    ciao Emiddio
    Carmine

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