L’onere di pagare le colpe altrui

Queste le coordinate che fotografano lo stato attuale dell’economia in Italia: una pressione fiscale al massimo praticabile e un livello di crescita economica al minimo concepibile.  Secondo le stime di Confindustria,  il Paese scivola pericolosamente verso la crescita zero: nel 2008, stando ai dati della relazione unificata del ministero dell’economia,  il pil crescerà dello 0,6% invece che dell’1,5% come indicavano le previsioni del Governo Prodi.

I salari degli italiani sono tra i più bassi dell’area euro, mentre il livello di pressione fiscale è da record attestandosi oltre il 43%. Su tale dato l’incidenza delle imposte locali conferisce un contributo non trascurabile. Secondo una classifica recentemente pubblicata dal sole 24 ore, la palma d’oro delle giunte più care con il contribuente spetta al centro sinistra. Sulle prime venti posizioni, le uniche giunte di centro destra sono Cagliari al nono posto, Como al sedicesimo, Parma al diciassettesimo e Rieti al ventesimo. E quando si parla di salasso anche da parte degli enti locali non ci si riferisce affatto a spiccioli.

Uno studio dell’Andoc colloca Roma, tra le grandi città, in testa alla classifica della pressione fiscale su famiglie ed imprese. Seguono Bologna e Napoli. L’Andoc, peraltro, ha incrociato i dati con la classifica 2006 sulla qualità della vita pubblicata da Italia oggi facendo emergere la sproporzione più evidente: con l’eccezione di Bologna – sesta nella graduatoria di Italia oggi – nelle altre città, tra le prime quattro per livello di tassazione, la qualità della vita è decisamente bassa. Roma, prima per incidenza della fiscalità locale, è al 51° posto in quella dei servizi offerti, Napoli è terza come pressione fiscale e, udite udite, all’ottantacinquesimo posto di Italia oggi.

Nel frattempo la finanza e l’energia sembrano gli unici meccanismi capaci di governare il ciclo economico internazionale. Secondo il diffuso parere di autorevoli economisti nell’era della globalizzazione i governi nulla possono per garantire una crescita più stabile e non inflazionistica. Per gli stati nazionali l’economia internazionale risulterebbe ingovernabile ed interamente affidata al dio mercato ed agli oscuri meccanismi della grande finanza e del controllo delle risorse energetiche.

Così non è, non può e non deve essere. Vero è che negli ultimi sei mesi il prezzo del petrolio è aumentato, per barile, del 39%. Il dollaro nel frattempo però si è svalutato sull’euro dell’12%. Ne deriva che il prezzo del barile, in euro, è aumentato soltanto del 26%. Eppure alla pompa il prezzo è aumentato del 4,4% nell’ultimo semestre. In questo passaggio c’è un aumento sproporzionato, certamente maggiore di quello che dovrebbe esserci sulla scorta dell’aumento del prezzo del barile di petrolio calcolato in euro. Eppure, il ministero dell’industria non ha posto in essere alcun controllo più approfondito sull’incidenza degli aumenti del prezzo del barile di petrolio nella determinazione del prezzo della benzina alla pompa. Ad ogni modo, al di là di questo probabile ed illecito incremento a discapito degli italiani, il governo è pur sempre dotato degli strumenti per intervenire riducendo il peso delle tasse ( le cosiddette accise) su ogni litro di benzina proporzionatamente agli aumenti del prezzo del petrolio in modo da tenere fermo il prezzo alla pompa. Si tratta di una modalità di intervento prevista anche dall’ultima finanziaria che il governo non ha mai attivato in quanto più aumenta il prezzo della benzina, più lo stato succhia risorse dalle tasche dei cittadini grazie al conseguente aumento del gettito d’Iva. Tenere fermo il prezzo della benzina è importante per le ricadute positive che determina sull’economia reale, frenando l’aumento di tutti prezzi condizionati dal petrolio, a partire d quello dell’elettricità che spinge in alto l’inflazione e riduce la capacità di acquisto dei salari ed i consumi. Tali interventi si possono operare anche su altre materie prime che, negli ultimi mesi hanno registrato forti aumenti dei prezzi sui mercati internazionali. Si pensi al costo del grano la cui vertiginosa crescita sta facendo aumentare in maniera abnorme il prezzo del pane e della pasta. Mente chi, invece, sostiene che sullo sfondo della crisi vi è un fenomeno di recessione del commercio e della produzione mondiale perché i paesi nei quali si pratica lo sfruttamento selvaggio dei lavoratori, e nei quali è stata delocalizzata la produzione anche delle grandi imprese nazionali (Cina, India e Brasile) continuano a registrare tassi di crescita sempre elevati.

Un intero ceto politico, privo di senso dello stato e di autentica cultura di governo, ha manifestato la sua clamorosa inadeguatezza nell’affrontare i complessi fenomeni di globalizzazione dell’economia,  non facendo tempestivo ricorso agli strumenti di cui il governo è pur sempre dotato. Si tratta di processi che sono venuti progressivamente in essere penalizzando l’intera penisola ma, soprattutto, l’intero tessuto di piccole imprese che costituiva la florida ossatura del sistema economico del Mezzogiorno, e del cui irrimediabile scompaginamento la classe politica che ha governato il paese negli ultimi quindici anni porta su di sé la schiacciante responsabilità. E sul cittadino, e sulle generazioni che verranno, incombe il democratico onere di pagare l’alto prezzo delle colpe altrui.

  Carmine Ippolito

L’onere di pagare le colpe altruiultima modifica: 2008-03-25T11:40:00+01:00da insorgenza
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5 pensieri su “L’onere di pagare le colpe altrui

  1. le Tasse sproporzionate e le accise sul gasolio superiori di oltre il 30 % sulla media europea hanno messo completamente in ginocchio il settore dei trasporti del nostro paese,( ricordiamo che in campania cìè una ulteriore tassa messa dal nostro caro governatore di un cent. a litro) da studi dei sindacati di categoria le piccole e medie imprese soffrono un indebitamento di oltre 200.000 euro per azienda, in più risorse che erano state stanziate non vengono erogate, mentre invece vengono macinati miliardi di euro per mantenere in piedi gli apparati clientelari che permettono a questa classe politica incapace e incompetente, lontano dai problemi della gente che dovrebbe rappresentare, di restare comunque attaccati al potere.
    Questa casta che ci sta traghettando verso la crescita zero deve essere spazzata via dall’apice alla base.

    Ora più che mai è indispensabile INSORGERE!!!!!!

    Turizio Michele

  2. Buona sera Erminia,

    L’attuale legge elettorale senza la preferenza è stata studiata apposta per spegnere ogni tentativo di espressione democratica del voto da parte della popolazione e quindi permettere alla casta dei politicanti non di governare ma di regnare sul nostro paese visto che le liste e i candidati espressi rappresentano solo i partiti e i loro affiliati.
    Inoltre lo sbarramento a livello nazionale è stato studiato apposta per sopprimere ogni possibile candidatura di liste autonome che i vari territori avrebbero potuto esprimere.
    Le false asserzioni sui tempi troppo stretti per modificare la legge elettorale( che in verità è stata ritoccata: eliminazione della par-condicio e eliminazione della raccolta firme a sostegno delle liste dei candidati per i partiti che esprimevano almenno tre parlamentari) i toni anzi i sottotoni con cui va avanti la campagna elettorale sono la dimostrazione reale che la casta si prepara compatta a regnare.
    Dopo questa amara considerazione l’unica soluzione è stata insorgere e batterci comune dopo comune e città dopo città visto che in questo caso la preferenza dà la possibilità ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti.

  3. a rarika
    Blog di Orazio Vasta,blog libero e pensante,siciliano nazionalitario e internazionalista,nonviolento e antimafioso,zona franca per la poesia e per il gusto di vivere…

    “La fogna va bonificata e visto che Napoli oggi è diventata una fogna bisogna eliminare tutti i topi, con qualsiasi strumento, e non solo fingere di farlo perché magari anche i topi votano” -Roberto Calderoli.
    Vice-presidente uscente del Senato della Repubblica,già Ministro delle riforme istituzionali nel governo Berlusconi II, è coordinatore delle Segreterie nazionali della Lega Nord per l’indipendenza della Padania.
    Nel 2006, Calderoli è stato accolto e osannato da seimila poveracci,quando è venuto a Catania ad omaggiare il patto Bossi-Lombardo.

  4. Egr.Signor Procuratore della Repubblica
    di Catania
    e p.c INPS sede di Catania
    -Redazione “Mi manda Raitre”
    – Organi di stampa
    – Blogs
    Da oltre un decennio lavoro,nel periodo primaverile-estivo,alla reception del Lido dei Ciclopi (Gli Ulivi srl) di Acitrezza,rapporto di lavoro che s’interrompe il 31 ottobre per “fine stagione banleare”.

    Da due anni ho raggiunto i requisiti per avere DIRITTO alla DISOCCUPAZIONE ORDINARIA,che,con la nuova normativa vigente,viene ritribuita dall’INPS mensilmente per almeno sei mesi dopo il licenziamento.

    Ebbene,al 27 marzo 2008, la sede INPS di Catania ha così pagato,attraverso bonifico postale, la mia INDENNITA DI DISOCCUPAZIONE:
    *€ 287,67…”13 giorni.Periodo dal 18/11/2007 al 30/11/2007″
    *€ 757,22…”30 giorni.Periodo dal 1/12/2007 al 31/12/2007″
    *€ 371,19…”17 giorni.Periodo dal 1/01/2008 al 17/01/2008″.
    Intanto,non si capisce con quale criterio viene deciso il numero dei giorni da indennizzare: a novembre 13 giorni,ma io sono stato licenziato il 31 ottobre;a gennaio 17 giorni,ma gennaio conta 31 giorni;e oggi è il 27 marzo,e del bonifico dell’INPS nessuna notizia!

    Converrà con me,Dottore,che questa è una modalità, a dir poco, assai strana d’intendere e di pagare una “indennità di disoccupazione”!
    Ma,la cosa che è ancora più sorprendente,è che il mio non è un caso limite.
    E’ così che vengono trattati dalle nostre parti i cittadini che hanno DIRITTO ALL’INDENNITA’ DI DISOCCUPAZIONE ORDINARIA!
    Dalle nostre parti,perchè,da Roma in su,il mio sarebbe un caso limite,
    considerando,dalle informazioni da me acquisite,che,puntualmente, ogni giorno 20 del mese, i benificiari del trattamento previsto dalla legge,ricevono il bonifico dell’INPS territoriale.
    Qui,no,Egregio Signor Procuratore della Repubblica,qui no!
    Qui,oltre al danno del lavoro precario- come è nel mio caso-subiamo questa comprovata ILLEGALITA’ da parte dell’INPS. E come definire chi non applica le norme previste dalla legge? ILLEGALITA’.
    E’ LEGALE il conteggio “allegro” fatto dei giorni da indennizzare?
    E’ LEGALE la non puntualità di tale indennizzo?
    E’ LEGALE che non ci sia un ufficio URP all’INPS,e che bisogna fare file,file e sempre e solo file interminabili,interminabili e mortificanti file bulgare, per poi sentirsi dire,con tanta aria di sufficienza,dall’impiegato/a di turno, che il “fatto” non è di sua competenza, oppure essere liquidati con l’ermetica e altrettanto indisponente”la pratica è in lavorazione”?

    Dottore,mi rendo conto del gran lavoro che svolge Lei e il suo Ufficio,in questa Terra dove alligna ancora la malapianta della mafia.
    Mi rendo conto del gran lavoro che viene svolto dagli organi giudiziari e di polizia.
    Ma,Santo Dio,la LEGALITA’ deve essere applicata,rispettata e tutelata ovunque,lo dice la stessa Costituzione democratica. E,allora, perchè l’INPS si può permettere di fare tutto quello che vuole nei confronti degli aventi DIRITTO all’indennità di disoccupazione?
    Attenzione,parlo di DIRITTO e non di favore.
    Io ho DIRITTO all’indennità di disoccupazione mensile,e gennaio è di 31 giorni anche a Catania! E il mese di marzo fa parte del calendario anche in Sicilia! E sono disoccupato dal 1 novembre,ma non per l’INPS, che è in ritardo di 17 giorni!
    Egregio Signor Procuratore della Repubblica di Catania,credo fermamente nel PRINCIPIO DEMOCRATICO DEL DIRITTO e mi rivolgo a Lei perchè tale DIRITTO mi venga RICONOSCIUTO e TUTELATO,anche nei confronti dell’INPS.
    In attesa di un Suo riscontro,un cordiale saluto.
    Orazio Vasta
    Catania,27 marzo 2008

    Pubblicato da Orazio Vasta a venerdì, marzo 28, 2008

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