I miserabili

E’ tutta targata seconda repubblica la tragedia dei rifiuti in Campania.

La crisi nasce, infatti, nel 94 quando quella rivoluzione giudiziaria, passata alla storia come Mani pulite, aveva già consegnato alla storia la vecchia classe politica regionale che, fino, al Febbraio 92 sembrava graniticamente inespugnabile.

Una regione dalla straordinariamente rigogliosa civiltà plurimillenaria sprofonda drammaticamente, innanzi all’incredula umanità mondiale, nel più immenso immondezzaio che la storia moderna abbia mai conosciuto. E sotto il peso delle tonnellate di sostanze tossiche che hanno contaminato la terra, di liquami nauseabondi che hanno avvelenato le falde acquifere e di particelle letali che hanno appestato l’aria si consuma non soltanto l’infausto destino di una umanità bastonata, ma soprattutto crolla il mito della superiore capacità amministrativa delle sinistre in Italia. 

Il governatore non intende dimettersi perché non vede l’utilità del suo abbandono. Personalmente trovo ancora più difficile immaginare il benché minimo vantaggio che possa derivare dalla sua ulteriore permanenza alla guida dell’esecutivo regionale. Ad ogni modo vero è che non è l’unico responsabile di tutto quanto accade. La sua colpa, seppur non esclusiva, è comunque pesante come il più pesante dei macigni. Risulta evidente che Bassolino non ha recitato una parte secondaria nella determinazione del disastro e nella dissipazione delle risorse comunitarie, statali e regionali impiegate nella tragicomica sarabanda dell’emergenza rifiuti.

E’ assai recente, del resto, la pronuncia con la quale la Corte dei conti ha condannato il povero governatore a risarcire lo stato per tre milioni di euro. Fu Bassolino, infatti, che nella qualità di commissario per l’emergenza rifiuti, diede vita al Pan che sarebbe dovuto essere un servizio informativo sull’emergenza rifiuti ma che si rivelò essere l’ennesimo inutile spreco.

La sentenza della Corte dei conti dice che furono assunti senza motivo 100 lavoratori socialmente utili. In realtà, al 31 dicembre 2006, gli LSU erano 180 su di un totale di 208 lavoratori. 34 lavoravano ad un call center dove ricevevano mediamente una telefonata a settimana. Gli altri seguivano non meglio precisati progetti degli enti locali. E non si è trattato evidentemente di un incidente di percorso se ancora alcuni giorni fa, il 30 novembre 2007, la giunta presieduta dal Governatore della Campania rifinanziava, per sette milioni di euro sonanti, i famigerati consorzi di bacino per la raccolta differenziata.

Il fatto è che dalle statistiche risulta che la raccolta differenziata, che al nord sfiora il quaranta per cento, a Napoli,  nei momenti di crisi non raggiunge neppure il tre per cento. In una regione devastata dalla spazzatura, i dipendenti dei consorzi di bacino sono aumentati fino a diventare ventimila ( uno ogni trecento abitanti), cosicché la Lombardia produce più rifiuti della Campania, ma per ogni netturbino lombardo ce ne sono 25 Campani. Nei consorzi rifinanziati dalla regione- che la commissione parlamentare d’inchiesta ha definito “strutture inefficienti e luoghi d’incontro fra camorra e mala amministrazione” – ci sono  la bellezza di 2400 lavoratori socialmente inutili e civilmente dannosi, assunti al solo scopo percepire uno stipendio senza avere mai provato l’ebbrezza di prestare una mezza giornata del lavoro. Se è vero che il lavoro nobilita l’uomo, si provi ad immaginare la nobiltà d’animo e l’amor patrio in questi anni maturati dai prescelti che mensilmente percepiscono una rendita  a spese della collettività.

L’infernale scaricabarile tra il governo, il sindaco Iervolino, Pecoraro Scanio ed i Ministri dell’ambiente dei precedenti governi, l’alibi straccione della camorra, l’imprecazione contro i vescovi  e le forze oscure del male, stavolta, non sortirà effetto salvifico alcuno.

In tale contesto non poteva mancare Prodi, un genio! Ed il governo invia i militari di carriera a raccogliere la mondezza. E così lo psicodramma collettivo passerà definitivamente alla storia dell’idiozia universale.

Siamo al crepuscolo di quella “grande menzogna” che è stato il sistema di potere inteso come progetti annunciati e mai realizzati, distribuzione clientelare a pioggia delle risorse statali e comunitarie dissipate per stronzate come i corsi per le veline, le sedi all’estero, commissioni e società miste. E tanto per non parlare dell’enorme indebitamento della regione con i santuari del sistema bancario internazionale che godono, in Campania, di sponsor dal particolarissimo pedigrée familiare.

Nessuno però si faccia illusioni però. L’imminente caduta del governatore non sarà determinata affatto dal pressing conciliante di una opposizione che, con Sassolino, si è contraddistinta per un difficilmente decifrabile fair play istituzionale, certamente degno di assai miglior causa.

La parabola del governatore è segnata soltanto in quanto è destinato a cadere per mano di implacabili sicari amici.

I compagni di partito e della sinistra radicale hanno chiara la percezione di quanto sia sgomenta, di fronte alla tragedia campana, soprattutto l’intera opinione pubblica nazionale che non ha perso ancora la capacità d’indignarsi per tempo, a differenza dei cloroformizzati napoletani.

La mozione è già stata votata all’unanimità dal gran consiglio delle sinistre: il governatore “non può non dimettersi” perché il drammatico epilogo della sua incredibile parabola politica rischia di compromettere, in via definitiva, ogni residuo consenso delle sinistre con qualsivoglia segmento del corpo elettorale. Dalla Campania esce definitivamente minata quella presunzione di superiorità etica ed amministrativa dell’area politica progressista che ha sempre consentito, ai partiti delle sinistre, di stabilmente di raccogliere, in occasione delle elezioni amministrative caratterizzate da un basso profilo ideologico, consensi significativamente maggiori rispetto alle elezioni politiche .

Al modello di buona amministrazione delle regioni tradizionalmente rosse ( Toscana, Emilia Romagna, Umbria) sarà gioco facile, da oggi, contrapporre la grande menzogna del rinascimento bassoliniano, l’ineguagliabile tasso di infiltrazioni affaristico mafiosa che, all’esito di tale esperienza di governo amministrativo, si registra sull’apparato istituzionale dell’intera regione. E tanto insieme al diffuso utilizzo privatistico delle risorse, apparati, mezzi e strutture pubbliche spregiudicatamente impiegate dal ceto politico amministrativo locale come improprio strumento di raccolta del consenso.

Un regista napoletano, nella seconda metà degli anni 90 realizzò un film, interamente finanziato con capitali pubblici in quanto ritenuto di rilevante interesse nazionale, in cui esaltò la mirabile figura di un sindaco che aveva faticosamente proiettato Napoli verso il suo “rinascimento”.

Oggi, a quello stesso regista, suggerisco di realizzare una altra pellicola per raccontare come dell’apocalisse ambientale, sanitaria, etica, economica e civile della nostra terra sono responsabili quelle schiere di miserabili cortigiani che, senza vergogna, intesero sostenere il “rinascimentale inganno” e che, senza vergogna, primeggiano, ora, ad invocar la forca e freneticamente, più di qualunque altro, armeggiano per realizzare  il patibolo.

Carmine Ippolito   

 

I miserabiliultima modifica: 2008-01-08T11:20:00+01:00da insorgenza
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6 pensieri su “I miserabili

  1. Ben scritto! Sarebbe buona cosa, oggi, giunti al crepuscolo della dittatura bassoliniana, pubblicare una lista dei nomi di quei cortigiani che hanno contribuito alla disinformatzia di regime, creando il mito, oggi finalmente disvelato, del rinascimento di Napoli.

  2. In un intervista Gianfranco Fini ha chiesto le dimissioni di Bassolino per il grave disastro ecologico e per la gestione a dir poco disastrosa della regione campana, be credo che il leader di AN dovrebbe imporre anche le dimissioni di tutti i rappresentanti campani del proprio partito visto che non sono mai stati in grado di denunciare le gravi mancanze e irregolarità commesse dai partiti che stanno al potere, anche grazie alla mancanza di una opposizione seria e costruttiva il governatore e i suoi consiglieri hanno avuto mani sciolte e carta bianca.

    Il presidente Napolitano li deve mandare tutti a casa!!!

  3. L’onorevole Fini dimentica che il primo a fallire fu proprio bertolaso che era suo “amico”.

    Alleanza nazionale è peggio di Bassolino.

    Fini risolva i suoi problemi familiari, prima di occuparsi di altro.

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