Le ecoballe a piazza plebiscito ed il caso clemenceau

I siti di stoccaggio? A piazza del plebiscito.  Basta con il massacro ambientale delle periferie. Il caso clemenceau ed il silenzio dei verdi campani. 

Con la scelta del sito di stoccaggio di Poggioreale da parte del Comune di Napoli, la gestione dell’emergenza rifiuti segna un decisivo salto di qualità. Con tale scelta si passa, infatti, dalla catastrofe al deliberato “massacro ambientale” dei residenti in quelle periferie dove il diritto alla salute è già pesantemente compromesso ed esposto ai devastanti effetti dall’inquinamento ambientale ed acustico derivante dalla mai realizzata delocalizzazione dell’aereoporto di Capodichino. Stiamo raccogliendo i drammatici risultati del sistema di potere bassoliniano: progetti annunciati e mai realizzati, distribuzione clientelare delle risorse statali e comunitarie dissipate per iniziative inutili per la comunità come i corsi per le veline, le sedi all’estero, commissioni e società miste. Per non parlare dell’ indebitamento degli enti locali con il sistema bancario internazionale e dello spettro della povertà incombente sulla popolazione meridionale e sulle future generazioni.Gli organi di informazione devono farla finita e smettere di definire “ecoballe” degli ammassi indifferenziati di veleni destinati a contaminare definitivamente i territori e le falde acquifere su cui vengono accatastate e su cui scaricano ammorbanti liquami.La storia degli ultimi quindici anni di governo della regione regala un sito naturale a queste piramidi di veleni: Piazza del Plebiscito! Basta con la storia del salotto buono della città. Napoli non ha più alcun salotto perché è stata trasformata nel più grande immondezzaio del pianeta! Il sito di stoccaggio, se deve essere realizzato in città, deve essere individuato nella municipalità di Chiaia dove hanno sede i Palazzi delle istituzioni responsabili di questo inusitato massacro e le abitazioni di questi politici incapaci e forchettoni! Insorgenza civile si mobilita a fianco degli abitanti dei quartieri popolari e delle periferie cittadine per impedire che lo sterminio per avvelenamento giunga a tragico perfezionamento. Pronti alle barricate e, se del caso, al martirio visto che l’unica alternativa che ci viene lasciata è quella di marcire nella immane catastrofe ecologica. Ma c’è dell’altro che dimostra che quanto sia vero che non c’è mai limite al peggio! Come se nella di grave stesse verificandosi, l’imbelle classe politica caldeggia lo smantellamento della portaerei francese Clemenceau da parte di una impresa napoletana. Visto che la Campania è già sommersa dai rifiuti, perché non prendersi anche quelli della Clemenceau? La vicenda della portaerei transalpina ha già fatto gridare allao scandalo gli ambientalisti di mezzo mondo. E’ dal 1977, anno della sua dismissione, che i francesi tentano inutilmente di risolvere il problema del suo smantellamento. Il fatto è che il gioiello della marina francese è carico di sostanze tossiche e di amianto e di smantellarla in Francia non se ne parla nemmeno. La grandeur dei nostri cugini d’oltralpe non consente loro di abbassarsi a tanto. Le autorità parigine tentarono qualche anno fa di smaltirle nel sito indiano di Alang, ma le proteste di Greenpeace fecero saltare il piano. Secondo gli accordi internazionali, infatti, il disarmo della nave deve avvenire in un paese aderente all’Ocse. Per questo la Francia ha avviato una gara d’appalto europea. L’offerta degli imprenditori napoletani Antonio e Roberto Montagna sembra sia stata considerata dal governo francese la più valida. Il rischio è che i lavori di smantellamento inizino presto nel molo napoletano. Anche perché nonostante la Campania esprima il ministro dell’ambiente, nonché leader dei verdi italiani nella persona dell’ineffabile don Alfonso Pecoraro Scanio, per Greenpeace e per gli ecologisti di tutto il mondo i napoletani non sono affatto una specie protetta ma, piuttosto, una progenie dannata e condannata ad una imminente estinzione. L’umanità ha uno sfrenato bisogno di pattumiere per smaltire i rifiuti del consumo e dei cicli produttivi. La classe politica regionale ha assegnato alla Campania questa fondamentale missione da assolvere. Per la gratitudine della gaudente popolazione del pianeta, ed a miglior gloria delle mille tasche della cosca politico mafiosa campana.

Carmine Ippolito

Le ecoballe a piazza plebiscito ed il caso clemenceauultima modifica: 2007-11-12T08:56:34+01:00da insorgenza
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4 pensieri su “Le ecoballe a piazza plebiscito ed il caso clemenceau

  1. Cara Cavallo Arianna, Insorgenza civile non rappresenta l’alternativa, è semplicemente fatta di gente qualunque che riconosce di non avere alternativa e che di fronte al decretato massacro ambientale, fiscale, creditizio, civile cui sono stati condannati i popoli civilmente meno attrezzati del sud del paese non si abbandona alla logica della rassegnazione!
    siamo disposti a scavare trincee per resistere e tenere la posizione. Ci sentiamo meno portati – come, ahimè, molti nostri conterranei- a scavarci da soli le fosse.
    E’ semplicemente che non intendiamo darci per vinti! E tu?

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