Effetti collaterali

Spaventosa contraddizione: l’Italia, nel mentre registra uno dei più modesti livelli di crescita economica nell’Europa a 25 nazioni, si colloca, contemporaneamente, al primo posto nella Ue per lo spaventoso aumento dei flussi di immigrazione all’interno dei suoi confini. E’ quanto emerge dal rapporto sull’immigrazione della Caritas italiana e della fondazione migrantes.

Gli immigrati regolari sono attualmente 3.700.000, una nazione nella nazione. L’incremento, nell’ultimo anno è stato del 21,6 per cento raggiungendo la percentuale del 6, 2 per cento sulla popolazione complessiva, mentre la media UE è rimasta ferma al 5,6%. Un dato su tutti deve far riflettere: soltanto nel 2006 i nuovi arrivi sono stati 700.000. Una enormità, tanti quanti erano in tutto gli stranieri regolari nel nostro paese soltanto fino a cinque anni fa.

L’allargamento dell’Unione Europea ha determinato un radicale mutamento sull’andamento dei flussi di immigrazione nel nostro paese.

Al contrario delle prime ondate migratorie che provenivano dall’Africa e dall’Asia, attualmente  i flussi più consistenti sono intraeuropei.  Su dieci immigrati che arrivano sul suolo italiano, la metà proviene da paesi comunitari. In relazione a tali ingressi gli stati risultano privi di efficaci strumenti di contenimento dei fenomeni connessi ad ingressi massicci di popolazione straniera sul proprio territorio perché devono consentire la libera circolazione dei cittadini all’interno dell’Unione.

Tra i gruppi di immigrati presenti sul territorio nazionale in testa vi sono i rumeni che rappresentano con il loro 15,1 per cento, da un lato, la comunità più numerosa, dall’altro il gruppo etnico più operoso sul piano delle attività di natura delinquenziale. Risultano soltanto  numericamente meno consistenti i marocchini, con il 10,5%, gli albanesi con 10,3%, gli ucraini con 5,3% che pure registrano ottime performance sul piano delle intraprese delinquenziali.

La scelta del nostro paese rappresenta per la gran parte degli immigrati una soluzione di ripiego. In Italia risulta più facile sopravvivere anche ai margini della legalità:lavorare in nero, avere l’assistenza sanìtaria o l’asilo per i propri figli anche quando non si ha il permesso di soggiorno ma magari soltanto un visto turistico o di studio.

Nel mezzogiorno la situazione è resa anche più grave dal fatto che si vanno combinando tra loro dinamiche diverse che determinano uno spaventoso depauperamento civile del tessuto urbano delle città meridionali. E’ ripreso, da diversi anni, imponente, anche il fenomeno dell’emigrazione dei giovani dalle regioni meridionali.

Il moderno emigrante, poi, ha dei connotati sociologici assolutamente diversi dai meridionali che lasciavano le loro terre alla fine dell’ottocento o durante il secolo scorso.

L’emigrato tipo, infatti, ha 25 -. 29 anni e, per quasi la metà, dispone di un titolo di studio medio alto. Questa nuova emigrazione che riguarda, in larga parte, soggetti scolarizzati mortifica ulteriormente le possibilità di ripresa del Sud. Il dato tendenziale registra, infatti, la contemporanea perdita dei migranti dotati  delle migliori aspirazioni civili ed individualità personali, la permanenza delle vittime della rassegnazione – sempre meno motivate all’impegno nella direzione del cambiamento per ragioni di infiacchimento senile o per assimilazione al sistema di potere politico mafioso locale – insieme  all’insediamento di quella tipologia di  stranieri che prescelgono il meridione depresso essendo universalmente nota la facilità con cui , in tale contesto, è possibile trovare inserimento ai margini della legalità oppure nei circuiti criminali sempre alla ricerca di manovalanza a buon mercato.

Nei primi sei mesi del 2007 – successivamente al definitivo allargamento a 25 dell’Unione Europea ed alla conseguente ulteriore aperture delle frontiere – in Romania, invece, si è registrata una singolare drastica riduzione della criminalità: le rapine sono pressoché scomparse, mentre sono diminuiti del 26 per cento i furti e gli scippi e risultano in netta riduzione anche gli episodi di violenza sessuale. Lo stesso indiziato del crudele assassinio della donna romana, massacrata e gettata in un fosso, si è allontanato dalla Romania dopo avere conseguito due condanne per furto.

Appare evidente che la Romania ha risolto gran parte dei suoi problemi con la criminalità interna agevolandone il massiccio espatrio.

E’ giunta, pertanto, l’indifferibile ora di riconoscere quello dei flussi migratori per quello che realmente rappresenta: un fenomeno complesso, capace di generare imponenti effetti collaterali al massiccio insediamento dei gruppi di immigrati nei paesi ospitanti che devono necessariamente dotarsi di efficaci strumenti di contenimento rispetto alle criticità connesse a tali dinamiche.

Le politiche di apertura indiscriminata delle frontiere ai flussi di stranieri, scopertamente ispirate alla vuota retorica di chi si ostina irresponsabilmente a coltivare strumentali rendite di posizione ipocritamente umanitariste, generano diffusi disagi urbani e sono dirette a favorire dinamiche di concorrenza selvaggia tra i lavoratori da parte di chi persegue politiche economiche fondate sullo sfruttamento dei ceti più deboli e sulla riduzione dei salari. Si tratta di visioni  politiche scellerate che producono disadattamenti psicopatologici e sociopatologici e che inesorabilmente conducono proprio l’immigrato lungo la china di un drammatico percorso criminale.

Prima che il fenomeno assuma dimensioni definitivamente ingovernabili è necessario fare giustizia di ogni approccio che suole definirsi politically correct su tali questioni, ponendo fine alla ipocrita farsa del sono “indispensabili per l’economia”.

Dobbiamo esigere l’intervento di tutti gli apparati statuali e l’estensione ai sindaci delle grandi città dei poteri recentemente conferiti dal governo ai prefetti per disporre l’espulsione immediata degli stranieri la cui presenza sul territorio dello stato risulti costituire un concreto pericolo per la sicurezza dei cittadini e per l’ordine pubblico. Introdurre meccanismi di diretta responsabilità politica verso il corpo elettorale da parte degli amministratori locali, sul fronte del governo di tali delicatissimi fenomeni, costituisce uno strumento eccezionale per determinare il pieno coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali ed amministrativi su di un fronte sul quale è divenuto ormai esiziale qualsivoglia ulteriore tentennamento.

Carmine Ippolito

Effetti collateraliultima modifica: 2007-11-06T09:12:04+01:00da insorgenza
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2 pensieri su “Effetti collaterali

  1. Analisi drammaticamente lucida, ci vorrebbe solo una tempestiva presa di coscienza da parte di tutti i Cittadini italiani perchè di tempo per porre rimedio alla latente necrosi della nostra Civiltà ne è rimasto vaddero poco !
    Emiddio Altamura.

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