L’abbandono del sud

L’assoluta insensibilità del ceto politico impedisce di accendere i riflettori sulla condizione recessiva del Meridione che ha raggiunto livelli di inusitata gravità .

La fotografia che emerge dall’ultimo rapporto Svimez 2007 sull’economia meridionale è semplicemente drammatica, ma i leader politici sono troppo affaccendati nella creazione di nuovi partiti più congeniali al raggiungimento dei loro obiettivi, per potersene seriamente occupare.

Nel frattempo lascia del tutto indifferenti una notizia che avrebbe dovuto destare quantomeno sconcerto: al peggio, stavolta, ci siamo veramente arrivati. L’indice di vitalità economica rilevato dallo Svimez colloca il mezzogiorno all’ultimo posto della graduatoria europea, superato anche dalla Grecia e dai Paesi dell’ex Urss che per ultimi sono entrati a far parte dell’Unione europea.

In Italia – si legge nel rapporto – il flusso annuo di investimenti esteri per abitante è stato, nel periodo 2001 – 2006 di 305 euro per abitante, con livelli di 292 euro per il centro nord e di appena 13 euro per il sud. Per avere una esatta percezione del significato di tale indicatore si pensi che nell’Unione europea a 27 membri tale valore medio sale ad 800 euro per abitante, e raggiunge i 1500 euro per abitante in Irlanda, Olanda e Svezia. Addirittura tra i nuovi membri della Ue, gli investimenti esteri per abitante raggiungono in Estonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia i 500 euro per abitante.

Poche anche le risorse destinate a ricerca e sviluppo che pongono il meridione, sotto tale profilo, al ventiquattresimo posto nella media europea. Il livello della produzione agricola meridionale viene registrato addirittura in caduta libera. Crescono, invece, le estorsioni ed i tentati omicidi. Gli ammazzamenti riconducibili alle organizzazioni malavitose si concentrano esclusivamente nelle regioni meridionali dove fiorentissimo è anche il giro dell’usura che travolge, in particolare, interi settori come quello del commercio. Se queste sono le premesse non deve meravigliare, allora, che, in base agli ultimi dati disponibili relativi all’anno 2004, è ripreso imponente il fenomeno dell’emigrazione dalle regioni meridionali. Circa 270mila risultano i trasferimenti annui. Si tratta di una cifra spaventosa solo se si pone mente al fatto che negli anni di massima intensità migratoria, 1961 – 1963, la quota raggiunse i 295mila trasferimenti. L’emigrato tipo, peraltro, ha 25-29 anni e, per quasi la metà, dispone di un titolo di studio medio alto ( laurea o diploma medio superiore). L’emigrazione di soggetti scolarizzati mortifica ulteriormente le possibilità di ripresa del meridione. Il dato tendenziale registra, infatti, nel sud il depauperamento civile del tessuto urbano mediante la perdita dei migranti dotati delle migliori aspirazioni civili ed individualità personali, la permanenza delle vittime della rassegnazione sempre meno motivate all’impegno nella direzione del cambiamento, e l’insediamento degli stranieri provenienti da paesi non appartenenti all’Unione Europea. Tra questi ultimi prevale una elevata incidenza di situazioni irregolari, che spesso sfuggono alle conseguenze di difficili esperienze giudiziarie nei paesi di origine, per i quali il meridione d’Italia rappresenta una soluzione di ripiego per la facilità con cui è possibile accedervi e trovare inserimento eventualmente anche nei circuiti criminali sempre alla ricerca di manovalanza a buon mercato.

La divaricazione sempre crescente tra le due grandi macro aree del paese e gli elevati livelli di vitalità economica raggiunti delle altre grandi macro aree dell’Unione Europea, formano, quindi, un quadro di questioni strutturali che rappresentano la più concreta ed imminente insidia alla tenuta della coesione nazionale.  

Le prospettive politiche non promettono, peraltro, nulla di buono per il sud.

I risultati delle ultime elezioni amministrative hanno consacrato la disfatta del centro sinistra in quelle amministrazione del settentrione dove si proceduto al rinnovo degli organi elettivi.

Al meridione, invece, le liste di centro sinistra hanno tenuto, nonostante la gestione fallimentare delle locali amministrazioni di centro sinistra.

Gli effetti di tale risultato sono drammaticamente paradossali. I partiti del centro sinistra, per recuperare i consensi in libera uscita nel centro nord e con la lega che ha scatenato l’offensiva sul fronte dell’insostenibile imposizione fiscale, sono indotti a concentrarsi sulla Questione settentrionale, relegando ancora una volta il meridione, ed i suoi drammi, ai margini del confronto tra gli schieramenti di maggioranza e di opposizione. Le amministrazioni locali del mezzogiorno sono, come in Campania, nelle mani di ceto politico predatore che ha eretto a sistema il rastrellamento delle risorse dalle tasche dei contribuenti e la conseguente generosa dissipazione del denaro pubblico a beneficio di stuoli di clientele. Il gettito delle imposte locali è stato trasformato in un vero e proprio strumento di propaganda. La questione meridionale, nei termini storicamente noti, si impose quale effetto della conquista militare patita dalle popolazioni meridionali. La Questione meridionale si impone oggi quale effetto dell’ormai completo abbandono del Sud.

                                                                                                                                Carmine Ippolito

L’abbandono del sudultima modifica: 2007-09-30T23:55:00+02:00da insorgenza
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2 pensieri su “L’abbandono del sud

  1. credo come da vecchie tradizioni,il meridione aspetta sempre il suo nuovo Re, oppure il Masaniello, oppure ilMaradona; in breve il popolo aspetta un capo per seguirlo, come successe con le prime elezioni di Bassolino, ora fortemente sfiduciato. Il meridione ha bisogno di staccarsi da questa pseudopatria che lo penalizza sul campo dell’economia e del lavoro, vedi chiusura dll’ILVA, vedi chiusura della MCM, vedi l’annullamento delINCA(chiamatasi poi Alfa Sud), ora fabbrica ridotta ad una catena di montaggio per grazia della FIAT. Questi sono solo alcuni esempi che cifanno capire come ci tengono in uno stato di servitù. Bisogna dare il potere in mano a persone che abbiano come unico obiettivo l’autodeterminazione delle scelte politiche, economiche, e lavorative; chiamando ad una attiva partecipazione di tutti i componentidella società meridionale,(quella vera non quella corrotta). Ringrazio, aspettando che nosta elitè si faccia avanti proponendosi senza paura saluto Gianni

  2. occorre un grande sforzo per imporre il Meridione come grande questione politica per il paese.
    per fare questo marciamo nella direzione della rigenerazione etica e civile della vita politica operando una chiamata trasversale alle armi di coloro che hanno competenza, esperienza, cultura da mettere a disposizione del bene e dell’interesse comune. Bisogna, pertanto, spingere nella direzione dell’affermazione di quelle regole di selezione del ceto politico ed amministrativo che favoriscano la discesa in campo di quei volenterosi e non rassegnati che concepiscono l’impegno politico come servzio nell’interresse del bene comune. si tratta di quei medesimi meccanismi normativi che disincentivano l’invasione dell’arena politica da parte di chi l’ha, invece, trasformata in un affare, una professione ed un mestiere. In tal modo avremo conseguito un duplice obiettivo: 1)avremo liberato il meridione da quell’esercito di parassiti della spesa pubblica; 2) avremo dotato il Sud di una rappresentanza politica più adeguata, più capace, più rispettabile in quanto meno sensibile e prona alle lusinghe ed alle intimidazioni dei poteri forti, quale precondizione necessaria, e mi auguro sufficiente, per sostenere le ragioni della disperazione del popolo meridionale.

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